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QuiMamme

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Fuori dalla camapana di vetro

Da 0 a 3 anni il bambino è in continuo e rapido sviluppo. Appena impara una cosa vuole subito passare ad altro, ognuno con i suoi modi e i suoi tempi. Ecco come puoi aiutarlo, stimolando la sua curiosità e comunicando fiducia nelle sue capacità.

Nella fascia 0-3 anni il bambino è il suo corpo: la sua entità si sviluppa giorno dopo giorno, velocemente, e il suo pensiero è concreto, reale e pratico. Per questo è la sua fisicità a determinarlo più di ogni altra cosa, quello che tocca e le sensazioni che prova il suo corpo. Che è in continuo cambiamento e che acquisisce capacità sempre nuove.

Continui progressi

Il piccolo non fa in tempo ad abituarsi a un’abilità che già ha il desiderio di apprenderne un’altra. Da sdraiato prima riesce solo a muovere gambe e braccia, poi capisce che può girarsi, rotolare, che può appoggiarsi e tirare su testa e busto, che può mettersi seduto, che può spostarsi in modi diversi e, infine, che può alzarsi, prima con un sostegno, poi da solo, per muovere i suoi primi passi. Un percorso incredibilmente emozionante, che offre possibilità e punti di vista sul mondo sempre nuovi che sono alla base della curiosità del bambino e della sua voglia di fare e imparare.

“Nel contesto attuale, i genitori si trovano a osservare molto attentamente il corpo del loro piccolo: un po’ perché temono che possa ammalarsi o farsi male, cosa che li costringerebbe a recarsi dal medico o peggio al Pronto Soccorso, e un po’ perché hanno il dubbio di non riuscire a dare stimoli adeguati al figlio per rafforzare le sue abilità e competenze”, spiega Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta.

Se il bebè non è iscritto al nido, la possibilità di entrare in contatto con altri neogenitori in questo momento è molto ridotta o, addirittura, assente. Dubbi e timori si accentuano perché manca la possibilità di parlare e di confrontarsi e si finisce per cercare risposte online. “Con il risultato che, fuori contesto e senza una guida che aiuti a interpretare correttamente ciò che si legge, si finisce per pensare che il bimbo abbia un problema oppure per convincersi di non essere stati capaci di aiutarlo nelle fasi importanti dello sviluppo psicofisico, senza capire che ogni bambino ha i suoi tempo perché il suo corpo e la sua identità sono unici”, precisa l’esperta.

Cosa pensa il bambino

Alla nascita, il neonato non riesce a muoversi intenzionalmente. Devono passare alcune settimane per riuscire, gradualmente, ad assumere posizioni diverse da quella sdraiata e a compiere movimenti via via più intenzionali. I suoi progressi influenzano il suo modo di relazionarsi con l’ambiente e, ovviamente con le persone. Ogni bimbo ha la sua indole, i suoi tempi, ma sono importanti anche le condizioni ambientali, la possibilità di muoversi più o meno liberamente nello spazio e l’incoraggiamento che riceve dalle figure di riferimento.

Ogni conquista gli fa desiderare di andare oltre, di fare ancora di più, di capire e di scoprire cose sempre nuove. Come se pensasse: “Evvai rotolo” Mamma voglio alzarmi, sono pronto! Non guardarmi così, ce la faccio, davvero!”. E poi: “Ma…ho due mani e due piedi, chissà a cosa servono. E questa cosa qui, con cui faccio la pipì, com’è che si chiama?”.

Cosa pensano i genitori

Mamma e papà sono un punto di riferimento fondamentale nei suoi primi anni di vita. Con il loro amore, la presenza e il sostegno, accompagnano il bambino nei suoi progressi evolutivi, cercando di ricreare le migliori condizioni possibili, anche in tempo di pandemia. Ma non senza difficoltà o timori. Per loro integrità e salute (“Oh mamma, cos’è quel puntino? E il naso che cola? Dovrà mica fare il tampone? Non aggrapparti, non arrampicarti, perché se ti fai male dobbiamo andare al Pronto Soccorso”) e, soprattutto, per il corretto sviluppo psicofisico (“Sarà normale che non ti alzi? Ho sbagliato qualcosa io, non ti ho portato fuori abbastanza a conoscere il mondo? Ma, se usciamo, magari ti ammali… fa caldo, fa freddo, c’è vento. Mi piacerebbe sapere se sto facendo bene, se ti sto dando i giusti stimoli”).

Come sentirsi tutti meglio

  • Primo consiglio: agevolare il movimento. Un bambino che gioca, si muove e si lascia incuriosire da tutto quello che gli sta intorno, è più gratificato e rilassato e, al momento giusto, si addormenterà più facilmente. “Se appare sovreccitato, proviamo a sintonizzare il suo corpo con il nostro”, consiglia la psicologa. “In certi momenti emozioni, attivazioni e stimolazioni possono essere troppo: contenerlo fisicamente, garantendogli un contatto fisico, può essere utile per riequilibrare anche respirazione e battito cardiaco”
  • Lasciamolo quindi libero di muoversi, se ne ha voglia, e di esplorare, dandogli fiducia, in modo che prenda consapevolezza di cosa è capace di fare e cosa no. “Solo così può capire quali sono i limiti, i rischi e i pericoli: non è certo impedendogli di fare che possiamo proteggerlo…”, fa notare Marta Rizzi. Facendo però attenzione a non cercare di accelerare o forzare competenze e conquiste per una sorta di soddisfazione personale o, semplicemente, perché non vediamo l’ora: rallentiamo, osserviamo il nostro bambino e impariamo a conoscerlo, senza mettergli fretta e caricarli di nostre ansie o aspettative. Rafforzando i suoi successi, quando li raggiunge, ma senza ingigantire: deve avere chiaro che sono passaggi normali di crescita.