Come dirlo? Quando? E se sarà geloso? Quando la famiglia si allarga, c’è grande emozione, ma anche qualche dubbio e timore. Ecco i consigli dell’esperta per accompagnare il primogenito in questo momento e fargli vivere al meglio l’arrivo del fratellino.

 

Quando mamma e papà iniziano a pensare a un fratellino o a una sorellina, le emozioni nei loro cuori sono molteplici: entusiasmo, gioia, ma anche timore e agitazione… “La preoccupazione di quello che sarà, di come andrà, di come dirlo al primogenito e quando, è del tutto normale”, spiega Marta Rizzi, psicologa e psicoterapeuta anche perché ogni nuovo nato cambia gli equilibri  della famiglia e richiede un riassestamento”. Quando il primo figlio è alla materna, non è abbastanza piccolo per non cogliere tutta la portata del cambiamento, ma nemmeno sufficientemente grande per viverlo senza sentirsi in qualche modo destabilizzato. È importante, quindi, tenere bene a mente anche le sue emozioni, per accompagnarlo al meglio in questa nuova fase della sua vita e aiutarlo a viverla serenamente, sentendosi sempre sostenuto e amato, così da coglierne tutti gli aspetti, anche quelli più belli e appaganti, per il suo presente e per il suo futuro.

 

Cosa pensano i genitori

Quando c’è la certezza di aspettare un bambino, una delle cose che più temono i genitori è di fare un passo falso:Come affronto la cosa? Meglio dirglielo o aspetto? Temporeggio fino ai 3 mesi oppure lo dico subito, anche se la pancia non si vede?”. Nonostante la gioia, è possibile essere un poambivalenti in quello che prova (Sarò in grado? Sono così felice di allargare la famiglia… ma sarò capace di gestire tutto?”) anche per il timore di privare il primo figlio di quellamore incondizionato che ha vissuto fino a quel momento (Non gli farò un torto? Ci rimarrà male? Forse si sentirà tradito…”).

 

Cosa pensa il bambino

Dopo un periodo da figlio unico, in cui coccole e attenzioni non sono mai mancate, un bambino di 3, 4 o 5 anni potrebbe temere di non essere più amato:La mamma è così felice per questo fratellino… ma non è che io non ci sarò più ai suoi occhi? Mi amerà ancora?”. A questa età, poi, potrebbe anche dirsi: Tutti dicono che io sarò il grande, ma io mamma ho ancora bisogno di te”. Oppure sentirsi confuso: Mi parlano di questo bambino che non c’è, io non lo vedo… mi chiedono se sono felice, dicono che è un regalo, ma io non so mica che cosa provo”.

 

Come sentirsi tutti meglio

  • Il primo grande dubbio, in genere, è come dare la notizia: ci sono varie correnti di pensiero, chi dice di aspettare e chi di condividerla subito. Il consiglio è di ascoltarsi e trovare il proprio modo di affrontare la situazione”, suggerisce Marta Rizzi. Non bisogna omologarsi per forza perché ogni condizione è unica, quindi dobbiamo trovare il nostro stile”. Poi ci sono alcuni accorgimenti di cui tenere conto, perché è un grande cambiamento per il primogenito e va gestito bene.
  • Se abbiamo deciso di dirlo subito ad amici e parenti, non possiamo escludere nostro figlio per paura che qualcosa non vada come previsto. I bambini, a questa età, captano ogni cambiamento e dobbiamo mettere in conto che se qualcosa andrà storto affronteremo anche quel dolore insieme al nostro bambino. Se, invece, vogliamo preservarlo da questo, non dobbiamo dirlo a nessuno, altrimenti il rischio è che il bimbo lo viva come un segreto da cui viene escluso”, sottolinea lesperta.
  • Cerchiamo di parlare della gravidanza come qualcosa di naturale, senza enfatizzarla con affermazioni esageratamente positive (“È un regalo per te”) o negative (Quando nascerà, la mamma avrà meno tempo per te”). Non tentiamo di attribuire al bambino un vissuto che non ha, la comunicazione è una sola, che la famiglia si allarga.
  • Nella fascia detà della materna, il pensiero del bambino non è ancora così astratto da poter capire i tempi dellattesa. Dato che non ha un senso del tempo definito, dire che mancano 6 mesi non lo aiuta, anzi. Per aiutarlo a comprendere quanto tempo deve ancora passare e quanto è già trascorso, possiamo costruire un calendario ad hoc in cui mettere delle crocette oppure dargli dei riferimenti ancor più concreti dicendogli ad esempio che il fratellino nascerà quando arriverà il freddo, metteremo i cappotti e la sciarpa e poi arriverà Natale.
  • Gli spazi in casa andranno inevitabilmente ripensati per far spazio al nuovo nato. Per evitare che il maggiore viva il nuovo ambiente come privato di alcuni suoi giochi, bisogna coinvolgerlo nelle scelte dei colori, dei tessuti, degli arredi, così che anche lui sia e si senta protagonista di questo cambiamento.
  • Creiamo un fotolibro che ritragga la gravidanza del primogenito, in modo che possa vedere che tutto quello che sta succedendo ora, è già successo anche per lui: la pancia che cresce, la mamma che va in ospedale per la nascita, il rientro a casa, le poppate… “In questo modo sarà più facile capire che funziona così e che possa sentirsi anche lui protagonista della sua storia”, spiega la psicologa.
  • Cerchiamo di non responsabilizzarlo troppo, usando frasi del tipo sarai tu il più grande” o quando arriverà il fratellino, dovrai aiutare la mamma”: anche lui è piccolo e ha dei bisogni di cui tenere conto, ad esempio le attenzioni dei genitori. Piuttosto, lavoriamo sulle sue autonomie, rafforzando le sue abilità e le sue risorse, anche in vista del parto, quando ci assenteremo per qualche giorno, e di quando torneremo a casa e dovremo gestire due bambini.
  • Per i giorni in ospedale, proviamo a organizzare qualcosa che lo faccia sentire importante, un regalino, un piatto preferito, unattività speciale da fare con i nonni,  in modo che non si senta defraudato dal nostro amore e che capisca che la nostra attenzione c’è ugualmente, anche se fisicamente non siamo con lui. Così facendo, si evita anche di innescare fin da subito un senso di fastidio e gelosia per il nuovo nato.
  • Una volta tornati a casa, ricordiamoci di concedere al maggiore un tempo esclusivo, ma senza far passare il neonato come un intruso.Lidea che deve passare è che la famiglia si allarga”, raccomanda Marta Rizzi. Avere un fratellino può essere faticoso, talvolta una scocciatura, e questo concetto possiamo restituirlo al bambino, magari dicendo anchio vorrei giocare, ma devo allattare, non posso fare altrimenti. È bene che capisca fin da subito che il nuovo nato sarà un compagno di vita, che non si è scelto, ma con il quale dovrà imparare a vivere e grazie al quale imparerà la tolleranza, lattesa, la condivisione, il compromesso…”. Quindi, sì al tempo esclusivo, ma anche abituarsi fin da subito a vivere tutti insieme delle situazioni, ad esempio facendo un puzzle mentre si allatta. Mandando un messaggio chiaro e rassicurante: posso dare attenzioni a entrambi, nello stesso momento, perché facciamo parte della stessa famiglia.

 

Articolo redatto in collaborazione con Quimamme